L’Adriatic Sea Forum è tornato a Venezia per l’ottava edizione, confermandosi uno degli appuntamenti di riferimento per il confronto sul futuro del turismo marittimo nell’area adriatica.
Realizzato in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale, con il supporto del main sponsor Bassani Group, degli sponsor Mastercard e Plus Marine, e con il contributo di Generali Italia, Venezia Terminal Passeggeri e Venice Yacht Pier, l’evento ha riunito operatori, istituzioni e stakeholder del settore per analizzare evoluzioni, opportunità e sfide di un comparto sempre più strategico per l’economia turistica della macroarea. Tra i partner dell’edizione 2026 anche Cruising Journal, media partner ufficiale del Forum, che ha seguito i principali momenti di confronto dedicati allo sviluppo del turismo marittimo nell’area adriatica.
L’edizione 2026 è stata l’occasione per presentare la nuova edizione dell’Adriatic Sea Tourism Report, il rapporto di ricerca realizzato da Risposte Turismo che fotografa lo stato del turismo via mare nei sette Paesi che si affacciano sull’Adriatico. I dati emersi delineano un settore in continua trasformazione, sostenuto dalla crescita attesa nei comparti delle crociere e dei collegamenti marittimi, dall’espansione dell’offerta nautica e da importanti investimenti infrastrutturali programmati per i prossimi anni.
Il rapporto, presentato dal presidente di Risposte Turismo Francesco di Cesare, analizza flussi, dimensioni, caratteristiche e direttrici del turismo via mare nei sette Paesi che si affacciano sull’Adriatico, concentrandosi sui tre principali segmenti del settore: crociere, traghetti e nautica. L’obiettivo è fornire agli operatori una fotografia aggiornata del mercato e individuare opportunità e criticità per sostenere lo sviluppo futuro di un comparto che continua a rappresentare una risorsa strategica per l’economia turistica dell’area.
Secondo le stime contenute nell’Adriatic Sea Tourism Report edizione 2026, il turismo via mare nell’Adriatico proseguirà il proprio percorso di crescita, sostenuto dalle buone performance previste per il settore crocieristico e per quello dei collegamenti marittimi, oltre che dall’espansione dell’offerta nautica.
Nel dettaglio, il comparto crocieristico conferma il trend positivo. Secondo il report di Risposte Turismo, i 35 porti dell’Adriatico dovrebbero chiudere il 2026 con circa 5,7 milioni di passeggeri movimentati, considerando imbarchi, sbarchi e transiti. Il dato rappresenta un incremento del 6% rispetto al 2025, mentre le toccate nave raggiungeranno quota 4.000, pari a una crescita del 7,7%. L’aumento dei volumi sarà trainato soprattutto dalla sponda orientale dell’Adriatico e consentirà al settore di avvicinarsi ai livelli pre-pandemia, senza però raggiungere il record registrato nel 2019.
Nel confronto con le altre macroaree del Mediterraneo, infatti, l’Adriatico resta l’unica area ad aver registrato una diminuzione del traffico crocieristico nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, con una flessione dell’8%, mentre altre zone hanno segnato incrementi significativi: il West Coastal Mediterranean ha registrato una crescita del 35%, mentre l’Eastern Mediterranean dell’83%.
Secondo i ricercatori di Risposte Turismo, il ritardo dell’Adriatico è legato soprattutto al divario infrastrutturale e ai regolamenti locali, che in alcuni casi limitano la possibilità per gli scali di accogliere le navi di maggiori dimensioni. Il 2026 sarà comunque un anno record per il numero di navi accolte nei porti adriatici: saranno circa 4.000, contro le 3.700 del 2016. Un risultato che conferma la crescente presenza di unità di dimensioni medio-piccole e una minore incidenza dell’attività di homeporting rispetto al passato.
Sul fronte nazionale, l’Italia si confermerà il primo Paese dell’Adriatico per traffico crocieristico, con oltre 2,1 milioni di passeggeri movimentati previsti a fine 2026, pari al 37,3% del totale dell’area, e 1.075 accosti. Seguono la Croazia, con 1,61 milioni di passeggeri attesi, e la Grecia, che per la prima volta dovrebbe superare la soglia del milione di passeggeri movimentati.
Tra i Paesi con la crescita più significativa spicca l’Albania, che, pur rimanendo ancora distante dai livelli record raggiunti nel 2017, registrerà l’aumento più marcato rispetto al 2025: +15,9% per i passeggeri movimentati e +29,9% per le toccate nave.
Guardando ai singoli scali, Corfù si confermerà per il settimo anno consecutivo il principale porto crocieristico dell’Adriatico, raggiungendo per la prima volta la soglia di un milione di passeggeri movimentati, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2025, grazie a oltre 560 toccate nave (+20,3%). Al secondo posto resterà Dubrovnik, con 675 mila passeggeri previsti, in aumento dell’8% rispetto al 2025. Sale invece al terzo posto Kotor, che raggiungerà 615 mila passeggeri, con una crescita del 6%. A completare la top five sono Bari, con 559 mila passeggeri previsti (+1,5% sul 2025), e Venezia, che secondo le stime di Risposte Turismo registrerà una contrazione del 9,3% rispetto al 2025, attestandosi intorno ai 530 mila passeggeri movimentati.
Tra gli scali con le performance migliori figurano invece Bar, in Montenegro, che nel 2026 dovrebbe raggiungere circa 130 mila passeggeri, con una crescita del 78,5% rispetto al 2025, e Ravenna, destinata a toccare quota 390 mila passeggeri, con un incremento del 57,2%.
Per quanto riguarda il comparto di traghetti, aliscafi e catamarani, il quadro delineato dall’Adriatic Sea Tourism Report 2026 conferma un andamento positivo. Secondo le stime di Risposte Turismo, nel corso del prossimo anno il settore dovrebbe registrare una nuova crescita dei volumi di traffico, raggiungendo 20,6 milioni di passeggeri movimentati, con un incremento del 2,1% rispetto al 2025. Anche in questo segmento, la leadership resta saldamente nelle mani dei principali porti dell’area. Split si confermerà al vertice della classifica con oltre 5,2 milioni di passeggeri movimentati, in crescita del 2,5% rispetto al 2025. Al secondo posto si posizionerà Igoumenitsa, che dovrebbe superare quota 3,1 milioni di passeggeri, registrando un aumento del 3%, mentre Zadar occuperà la terza posizione con oltre 2,7 milioni di passeggeri, in crescita dell’1,4% sul 2025.
Commentando i dati emersi dal rapporto, il presidente di Risposte Turismo Francesco di Cesare ha sottolineato come le dinamiche del turismo marittimo in Adriatico evidenzino un comparto in buona salute, sostenuto da importanti investimenti sia pubblici sia privati e da una domanda turistica che continua a mantenere elevato il proprio interesse verso l’area. Secondo il presidente, tuttavia, il confronto con altre macroaree del Mediterraneo e con altri mercati internazionali resta fondamentale per comprendere quanto sia ancora ampio il potenziale di crescita dell’Adriatico. Uno sviluppo che dovrà tenere conto di diversi fattori, tra cui le strategie adottate dai singoli Paesi dell’area, il livello delle infrastrutture portuali, le modalità di accoglienza e la gestione dei flussi turistici.
Tra le priorità per il futuro, il presidente di Risposte Turismo ha indicato in particolare la necessità di rafforzare il rapporto tra costa ed entroterra, migliorando non solo l’accessibilità e la mobilità, ma anche la capacità di leggere l’intera macroarea adriatica come una destinazione turistica integrata, valorizzandone la varietà e la ricchezza delle attrazioni.
Sul fronte della nautica, l’Adriatico conferma il proprio ruolo strategico all’interno del turismo via mare, con un’offerta di strutture e servizi in progressiva crescita. Secondo la mappatura realizzata da Risposte Turismo per il 2026, nell’area sono presenti complessivamente 347 strutture tra marine e porti turistici. La quasi totalità dell’offerta, pari a circa il 93% del totale, si concentra tra Italia e Croazia, che si confermano i due principali mercati nautici dell’area adriatica, rispettivamente con 189 e 133 porti turistici.
Il rapporto evidenzia inoltre la disponibilità complessiva di 81.710 posti barca, un dato in crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Anche in questo caso, la graduatoria vede ai primi posti Italia e Croazia, con 49.597 e 21.847 ormeggi, a conferma della centralità dei due Paesi nell’offerta nautica regionale.
Particolarmente positive sono anche le prospettive per il charter nautico, sia nel segmento della vela sia in quello delle imbarcazioni a motore. Le indicazioni raccolte da Risposte Turismo presso gli operatori del settore delineano infatti un quadro in miglioramento rispetto agli anni più recenti, all’interno di un mercato che ha progressivamente consolidato la propria struttura. Le aspettative attuali risultano più favorevoli rispetto a quelle emerse nel confronto tra il 2024 e il 2023, periodo nel quale prevalevano le previsioni di contrazione rispetto a quelle di crescita. Tuttavia, il livello di fiducia non ha ancora raggiunto quello registrato dieci anni fa, quando la crescita era indicata dall’89% degli operatori del segmento vela e dal 50% di quelli del segmento motore. Tra i diversi segmenti della domanda, è soprattutto quella locale a mostrare maggiore dinamismo, sia per quanto riguarda il charter a vela sia per quello a motore.
Commentando i dati sulla nautica, il presidente di Risposte Turismo ha evidenziato come questo comparto rappresenti una componente fondamentale per il futuro turistico dell’Adriatico, considerando l’estensione delle coste e la presenza di numerose strutture di approdo. Secondo il presidente, è però necessario distinguere, in un’ottica propriamente turistica, tra la componente di utenti stanziali e residenziali e quella legata ai transiti, che rappresenta il vero motore del turismo nautico: si tratta infatti dei visitatori che utilizzano le imbarcazioni per realizzare itinerari di più giorni, sostando in diversi porti lungo il percorso.
Proprio su questa tipologia di domanda, secondo il presidente di Risposte Turismo, sarà importante concentrare maggiormente gli sforzi nei prossimi anni, aumentando gli spazi destinati ai transiti all’interno dei marina. Attualmente questa quota si aggira intorno al 20% del totale degli ormeggi, anche se con differenze significative tra le diverse aree dell’Adriatico: i porti della sponda orientale, ad esempio, dedicano già una quota maggiore della propria offerta a questa tipologia di utenza. Investire in nuove infrastrutture e servizi per la nautica resta quindi una priorità, ma altrettanto importante sarà lavorare sull’attrazione di una domanda turistica sempre più orientata alla scoperta dell’Adriatico attraverso itinerari nautici integrati.
L’Adriatic Sea Tourism Report 2026 ha dedicato un approfondimento anche al tema degli investimenti destinati al rafforzamento del turismo via mare nell’area adriatica. Secondo la mappatura realizzata dai ricercatori di Risposte Turismo, nel quadriennio 2027-2030 sono stati programmati complessivamente oltre 843 milioni di euro di investimenti sulle due sponde dell’Adriatico, con l’obiettivo di potenziare infrastrutture e servizi dedicati alla crocieristica, al traffico passeggeri via traghetto e al turismo nautico.
Di queste risorse, oltre 573 milioni di euro saranno destinati allo sviluppo della crocieristica e dei collegamenti marittimi, mentre 270 milioni di euro riguarderanno il comparto della nautica. In particolare, circa 230 milioni di euro saranno impiegati per la costruzione di sette nuovi porti turistici, mentre ulteriori 40 milioni di euro saranno destinati a interventi di ampliamento e riqualificazione delle strutture portuali esistenti.
Tra gli interventi più significativi previsti sulla costa italiana figurano quelli legati alla modernizzazione e alla sostenibilità degli scali. A Trieste e Monfalcone è prevista l’elettrificazione delle banchine, mentre il porto di Trieste sarà interessato anche da lavori di manutenzione straordinaria del Molo Bersaglieri.
A Venezia, invece, il piano degli interventi comprende la manutenzione del canale Vittorio Emanuele, con un investimento di 32 milioni di euro, le opere di dragaggio manutentivo del Canale Malamocco-Marghera, per un valore complessivo di 85 milioni di euro, e la realizzazione di due nuovi accosti per navi da crociera sul Canale Nord-Sponda Nord a Porto Marghera, con un investimento di 72 milioni di euro.
Proprio sul futuro del turismo marittimo nell’area veneziana è intervenuto Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, che ha evidenziato come l’esperienza di Venezia e Chioggia dimostri la possibilità di trasformare il turismo dal mare da fenomeno da gestire a opportunità da valorizzare, attraverso un modello fondato su sostenibilità, rispetto dei territori e qualità delle relazioni generate. Secondo Matteo Gasparato, negli ultimi anni è stato avviato un percorso volto a ripensare l’intero sistema portuale, distribuendo i flussi tra più approdi, investendo nell’elettrificazione delle banchine e orientando la domanda verso forme di turismo di maggiore valore, attente all’identità dei luoghi e al patrimonio culturale. In questa prospettiva, il mare viene considerato uno spazio di incontro e cooperazione, anche attraverso progetti europei e iniziative transfrontaliere capaci di unire le due sponde dell’Adriatico attraverso cultura, innovazione e memoria marittima condivisa.
Tra gli altri interventi rilevanti lungo la costa italiana si segnalano anche quelli previsti ad Ancona, dove sono in programma la realizzazione del nuovo terminal passeggeri, con un investimento di 7,2 milioni di euro e conclusione prevista entro il 2027, e il progetto del Molo Clementino, per un valore di 15 milioni di euro. Scendendo verso il Sud Adriatico, i porti pugliesi di Bari, Brindisi e Termoli prevedono investimenti complessivi superiori ai 70 milioni di euro per migliorare la qualità dell’accoglienza dei crocieristi, attraverso interventi di riqualificazione dei terminal esistenti, la costruzione a Brindisi di un nuovo cruise terminal presso la banchina di Sant’Apollinare e l’elettrificazione delle infrastrutture portuali.
Per quanto riguarda la nautica, Risposte Turismo ha individuato almeno 100 milioni di euro di investimenti destinati alla realizzazione di nuovi porti turistici in Italia. Tra i progetti principali figurano il nuovo porto turistico di Otranto, con un investimento previsto di 70 milioni di euro, e il nuovo marina di Bari al Molo San Cataldo, per il quale sono stimati 30 milioni di euro.
In Croazia, a Pola, è prevista la realizzazione del nuovo terminal passeggeri entro il 2029, con un investimento di 130 milioni di euro, insieme alla costruzione della nuova diga foranea, per 26,8 milioni di euro. Il porto di Split investirà oltre 24 milioni di euro per il terminal di Resnik-Divulje e per l’ampliamento del Molo San Pietro, mentre Korčula destinerà oltre 16 milioni di euro (tasse escluse) alla costruzione del nuovo porto. A Dubrovnik, il principale progetto sarà Bathovina II, del valore di 22 milioni di euro, che prevede il trasferimento del traffico traghetti in un’area esterna al porto, oltre agli interventi di riparazione della banchina del Molo Petka. In Grecia, invece, il porto di Igoumenitsa investirà circa 6,8 milioni di euro entro il 2027 per l’implementazione del sistema di cold ironing, ovvero l’alimentazione elettrica delle navi durante la sosta in porto.
Anche il comparto nautico della sponda orientale sarà interessato da nuovi investimenti. In Croazia sono attese l’apertura del nuovo porto turistico di Šešula nel 2027, con un investimento stimato di 7 milioni di euro, e la prima fase del porto turistico di Verudela, prevista per il 2029, con un valore di 1,1 milioni di euro. In Albania sono invece previsti due grandi progetti dedicati alla nautica di lusso: Vlora Marina, che sarà gestito da D-Marin e dovrebbe essere completato entro il 2027 con un valore di 45 milioni di euro, e Durrës Yachts Marina, la cui prima fase, stimata da Risposte Turismo in 28 milioni di euro, dovrebbe concludersi nel 2028. In Grecia, infine, nel 2029 è prevista l’apertura del Lamda Corfu Marina, un progetto di grande dimensione con un investimento stimato intorno ai 50 milioni di euro.
L’ottava edizione dell’Adriatic Sea Forum ha posto al centro del dibattito i principali temi legati al futuro del turismo marittimo nell’area adriatica, approfondendo le sfide e le opportunità che interesseranno il comparto nei prossimi anni. Tra gli argomenti affrontati durante i lavori hanno avuto particolare rilievo gli effetti del cambiamento climatico e dell’innalzamento del livello del mare sulle attività turistiche e sulle infrastrutture marittime, un fenomeno destinato a incidere sia sull’offerta sia sulla domanda, coinvolgendo tutti i segmenti del settore, dalla nautica da diporto fino alle grandi operazioni crocieristiche e ai collegamenti tramite traghetti.
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo strategico dei traghetti come elemento non solo di connessione tra i territori, ma anche come strumenti in grado di favorire cooperazione economica, scambi e una maggiore integrazione dell’Adriatico come macro-destinazione turistica. Il confronto ha evidenziato come le rotte marittime possano contribuire a rafforzare la mobilità interna al bacino adriatico, sostenendo la crescita dei flussi turistici e passeggeri e aumentando l’attrattività dell’area anche verso mercati esterni.
Un ulteriore focus ha riguardato il turismo nautico e il suo effettivo peso nell’economia costiera adriatica. Il dibattito ha approfondito la necessità di distinguere tra la componente di utenza locale e residenziale e quella propriamente turistica, rappresentata dai diportisti in transito che utilizzano le imbarcazioni per itinerari di più giorni con soste in diversi porti. Proprio questa seconda componente è stata individuata come una delle principali opportunità di sviluppo per il settore, considerando il margine di crescita ancora presente nell’aumento della quota di utenti turistici all’interno dei marina e nella capacità dei porti adriatici di attrarre nuovi flussi di domanda internazionale.
Nel corso dell’Adriatic Sea Forum è stata presentata anche la quarta Call for Proposals sulla capitalizzazione del Programma Interreg Italia-Croazia, un’iniziativa dedicata al trasferimento e alla valorizzazione di soluzioni già sviluppate nell’ambito della cooperazione europea, con particolare attenzione al tema del turismo sostenibile.
Da oltre dieci anni, il Programma Interreg Italia-Croazia sostiene la collaborazione transfrontaliera tra i territori delle due sponde dell’Adriatico, finanziando oltre 90 progetti nel periodo 2014-2020 e più di 120 progetti nell’attuale programmazione 2021-2027, in diversi ambiti strategici tra cui turismo sostenibile e trasporto marittimo multimodale. La nuova Call, sviluppata in coordinamento con il Mediterranean Multi-Programme Mechanism (MMM) del Programma Interreg Mediterraneo, punta a favorire la diffusione e l’adattamento di buone pratiche già sperimentate, rafforzandone l’impatto oltre i singoli territori di origine.
A illustrare le opportunità offerte dal bando durante la prima giornata del Forum è stata Silvia Comiati, responsabile dell’Autorità di Gestione del Programma Interreg Italia-Croazia, che ha presentato le caratteristiche principali della Call e il quadro strategico in cui si inserisce. L’iniziativa dispone di una dotazione finanziaria di quasi 6 milioni di euro a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e resterà aperta fino al 15 settembre 2026, offrendo agli operatori interessati la possibilità di proporre nuovi progetti orientati alla sostenibilità e alla cooperazione tra territori.
Il Forum ha inoltre dedicato spazio ai programmi europei e alle iniziative transfrontaliere orientate alla sostenibilità, alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e alla costruzione di un’offerta turistica condivisa tra i Paesi che si affacciano sull’Adriatico, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione e valorizzare le diverse identità della macroarea.
Nel corso dell’evento è intervenuta anche Simonida Kordić, ministro del Turismo del Montenegro, che ha sottolineato come l’Adriatico rappresenti molto più di un mare condiviso: un’identità comune e un’opportunità di crescita sostenibile per sette Paesi. Secondo Kordić, rafforzare la cooperazione, soprattutto nel turismo nautico, permetterà di costruire una macro-destinazione riconoscibile, ben collegata, attenta all’ambiente e capace di offrire un’esperienza mediterranea di qualità durante tutto l’anno.
Sulla stessa linea Alessandra Priante, presidente di ENIT, ha evidenziato come l’Adriatico sia uno dei mari più ricchi di storia, identità e bellezza del Mediterraneo. Il turismo costiero e marittimo, secondo Priante, rappresenta la leva attraverso cui i sette Paesi possono costruire una visione condivisa di sviluppo sostenibile e distribuito: non una destinazione da promuovere semplicemente, ma una regione da governare attraverso una strategia comune, dati, collaborazione e la capacità di trasformare la propria diversità in un sistema turistico integrato.
Nel corso del Forum, ulteriore spazio è stato dedicato ai temi legati alla connettività, alla competitività e al valore economico generato dal turismo marittimo per i territori adriatici. La seconda giornata si è aperta con la presentazione dei risultati del progetto europeo CROSSCONNECT – “Cross-border Coordinated Sea-Land Approach Interconnecting Ports of the Adriatic Sea with Airports and Urban Areas”, finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia, con un approfondimento sulle attività sviluppate e sulle quattro nuove connessioni intermodali pilota realizzate nell’ambito del progetto. Il confronto ha inoltre analizzato come gli operatori e gli stakeholder dell’area possano valorizzare questi risultati per migliorare l’integrazione tra porti, aeroporti e aree urbane, rafforzando la mobilità complessiva della macroregione.
Tra gli altri temi affrontati, il Forum ha posto l’attenzione sul divario crescente tra l’Adriatico e le altre aree del Mediterraneo nel comparto crocieristico, analizzando le ragioni per cui la regione fatica a recuperare i livelli di traffico raggiunti in passato e individuando possibili strategie per rafforzarne la competitività. Il dibattito, introdotto e moderato da Gabriele Bassi, Chief Editor di Cruising Journal, ha coinvolto rappresentanti delle compagnie crocieristiche, agenti marittimi e porti, concentrandosi sui fattori prioritari per lo sviluppo del settore, sulle azioni di miglioramento possibili e sulle condizioni necessarie per invertire l’attuale andamento.
Un ulteriore approfondimento ha riguardato il valore economico del turismo marittimo per i Paesi dell’Adriatico, con un focus sulle ricadute generate dal comparto in termini di spesa turistica, filiere coinvolte, occupazione e sviluppo delle economie costiere. La discussione ha evidenziato l’importanza di una maggiore capacità di misurare e valorizzare l’impatto complessivo del settore, anche alla luce dei nuovi investimenti e delle opportunità di crescita per i territori.
L’edizione 2026 del Forum si è infine conclusa con un confronto dedicato alle città dell’Adriatico e alle nuove esigenze delle destinazioni marittime, attraverso il dialogo con i sindaci di tre città rappresentative dell’area. Al centro della discussione la necessità di trovare un equilibrio tra la crescita dei flussi turistici, la qualità della vita delle comunità locali e l’evoluzione delle destinazioni costiere in un contesto turistico in continua trasformazione.
L’Adriatic Sea Forum 2026 ha confermato il ruolo strategico del turismo via mare per il futuro dell’Adriatico, indicando nella cooperazione tra territori, sostenibilità e innovazione le principali direttrici di sviluppo del comparto.
Gabriele Bassi

