Tra mura coloniali dipinte di colori accesi, fortezze che hanno resistito a pirati e assedi, e una vita di strada che non si ferma mai, la città caraibica colombiana resta uno degli scali più intensi, stratificati e completi di tutto il Sudamerica.

Le navi da crociera che fanno scalo a Cartagena entrano in una delle baie meglio protette del Mar dei Caraibi, una laguna naturale che i primi coloni spagnoli individuarono già nel 1533 come punto strategico ideale per raccogliere l'oro e l'argento saccheggiati dalle Americhe prima di spedirli verso la madrepatria. Fu proprio questa funzione di snodo del tesoro coloniale a rendere Cartagena de Indias uno dei porti più ambiti — e più attaccati — di tutto l'impero spagnolo: nel corso di due secoli e mezzo la città subì assedi e incursioni da parte di corsari e pirati di ogni bandiera, tra cui il celebre Francis Drake, che nel 1586 la saccheggiò dopo settimane di assedio ottenendo un riscatto colossale per risparmiarla dalla distruzione totale, e il barone John Hawkins, altro nome ricorrente nelle cronache dei tentativi di conquista della città.

Fu proprio in risposta a queste minacce ricorrenti che la Corona spagnola investì per oltre due secoli nella costruzione di un sistema difensivo tra i più imponenti mai realizzati nelle Americhe, undici chilometri di mura che ancora oggi circondano quasi interamente il centro storico e che, insieme al complesso fortificato di San Felipe de Barajas e al Parco Archeologico di San Lázaro, sono valsi alla città l'iscrizione nella lista del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO nel 1984, con la motivazione che riconosceva Cartagena come uno degli esempi meglio conservati di architettura militare coloniale spagnola al mondo. Camminare oggi tra le vie di Cartagena significa quindi muoversi letteralmente dentro una delle più grandi opere di ingegneria militare coloniale del continente, un dettaglio che rende ogni angolo della città vecchia molto più che semplice sfondo pittoresco, e che vale la pena tenere presente per apprezzare pienamente ciò che si sta attraversando passeggiando tra le sue strade.

Centro Histórico de Cartagena
Centro Histórico de Cartagena

La storia di Cartagena, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione militare e coloniale. La città fu anche uno dei principali porti di ingresso della tratta degli schiavi africani nelle Americhe spagnole, un capitolo doloroso che ha lasciato un'impronta culturale profondissima nella musica, nella cucina, nelle tradizioni religiose sincretiche e nella composizione demografica dell'intera regione caraibica colombiana. Fu proprio a Cartagena che operò per decenni San Pedro Claver, il gesuita spagnolo canonizzato per il suo impegno nell'assistenza spirituale e materiale agli schiavi appena sbarcati, la cui chiesa e il cui convento, oggi trasformati in museo, restano una tappa importante per chi vuole comprendere questo aspetto meno noto ma fondamentale della storia cittadina. Fu inoltre a Cartagena che nel 1811 venne proclamata una delle prime dichiarazioni di indipendenza dalla Spagna in tutto il continente sudamericano, un gesto pionieristico che costò caro alla città: la successiva riconquista spagnola del 1815, guidata dal generale Pablo Morillo, impose un assedio durissimo che decimò la popolazione per fame e malattie prima che l'indipendenza definitiva venisse conquistata pochi anni dopo sotto la guida di Simón Bolívar, che non a caso scelse proprio Cartagena come una delle città simbolo della sua campagna libertaria, tanto da essere ricordata ancora oggi con l'appellativo di "Ciudad Heroica".

Le navi ormeggiano generalmente al terminal crociere situato appena fuori dal centro storico, nella zona di Manga, un quartiere residenziale di inizio Novecento caratterizzato da ville eclettiche con influenze neoclassiche, moresche e liberty costruite dalle famiglie borghesi arricchitesi con il commercio portuale, da cui il quartiere murato è raggiungibile in pochi minuti in taxi o con le navette organizzate; alcuni itinerari prevedono invece l'attracco più vicino al quartiere di Getsemaní, altrettanto comodo per iniziare l'esplorazione a piedi. Superata una delle porte storiche delle mura — la più scenografica resta senza dubbio la Puerta del Reloj, l'ingresso principale coronato da una torre con orologio che immette direttamente nella Plaza de los Coches, un tempo mercato degli schiavi e oggi vivace piazza porticata circondata da bar e ristoranti — ci si ritrova immersi in un centro storico che sorprende per la densità di colori: facciate dipinte in tonalità di ocra, turchese, corallo e giallo senape si susseguono lungo strade strette ombreggiate da balconi in legno intagliato e ricoperti di bouganville rigogliose, in uno stile architettonico che fonde influenze andaluse, moresche e caraibiche in modo del tutto originale, con portoni in legno massiccio decorati da battenti in bronzo la cui forma e dimensione indicavano un tempo lo status sociale della famiglia che vi abitava.

Ciudad Amurallada
Ciudad Amurallada

La Plaza de Bolívar, cuore civile della città vecchia, ospita al centro una statua del Libertador circondata da alberi di mango che offrono ombra preziosa nelle ore più calde, ed è affiancata dal Palazzo dell'Inquisizione, un edificio dalla facciata barocca considerata tra le più belle dell'intera architettura civile coloniale sudamericana, che oggi ospita un museo dedicato a uno dei capitoli più cupi della storia coloniale, con documenti, strumenti di tortura originali e ricostruzioni dei processi celebrati dal Tribunale del Sant'Uffizio durante il periodo coloniale, quando Cartagena fu sede di uno dei tre soli tribunali inquisitoriali istituiti nelle Americhe spagnole. Poco distante, la Cattedrale di Santa Catalina de Alejandría, iniziata nel 1575 e più volte rimaneggiata dopo i danni subiti durante l'attacco di Drake, domina con la sua mole sobria uno degli angoli più fotografati della città, con un interno che alterna elementi barocchi a un discreto restauro neoclassico ottocentesco.

Camminando verso il quartiere di San Diego, storicamente abitato da artigiani e piccoli commercianti durante il periodo coloniale, si incontra il Convento e la Chiesa di Santo Domingo, il più antico edificio religioso della città, la cui torre leggermente inclinata — secondo la tradizione popolare per un errore di costruzione, secondo altri per un cedimento del terreno — è diventata uno dei simboli informali di Cartagena. Nella piazza antistante, animata fino a tarda sera da musicisti di strada, artisti di strada e venditori di frutta, si trova anche la celebre scultura in bronzo della "Gorda Gertrudis" dell'artista colombiano Fernando Botero, una delle sue caratteristiche figure femminili formose diventata meta fissa di fotografie per i visitatori, complice anche una piccola tradizione locale secondo cui toccare alcune parti della statua porterebbe fortuna. Il Museo dell'Oro Zenú, gestito dalla Banca della Repubblica e a ingresso gratuito, merita una sosta per chi vuole comprendere il periodo precolombiano della regione, con una collezione di manufatti in oro lavorati dalle popolazioni indigene Zenú prima ancora dell'arrivo degli spagnoli, testimonianza di una civiltà orafa sofisticata spesso oscurata, nella narrazione storica più diffusa, dalla successiva epopea coloniale. Il Palazzo di Napoli e numerosi altri edifici coloniali riconvertiti in boutique hotel raccontano, attraverso i loro cortili interni rinfrescati da fontane e piante tropicali, come vivevano le famiglie più abbienti dell'epoca, e molti di questi hotel permettono, con una consumazione al bar, di sbirciare discretamente questi ambienti anche a chi non vi alloggia.

Il quartiere di Getsemaní merita una trattazione a parte, perché rappresenta oggi l'anima più autentica e in trasformazione di Cartagena. Un tempo periferia popolare della città, abitata da artigiani, marinai e piccoli commercianti tenuti volutamente fuori dalle mura del quartiere aristocratico, Getsemaní è diventato negli ultimi quindici anni uno dei distretti più fotografati e vitali di tutta la Colombia, grazie a una street art coloratissima che ricopre intere facciate con murales politici, sociali e puramente decorativi, spesso opera di artisti locali e internazionali invitati per festival dedicati proprio all'arte urbana. La Plaza de la Trinidad, cuore pulsante del quartiere, si anima ogni sera con musica dal vivo, venditori di street food e una popolazione mista di residenti storici e visitatori che si mescolano in un'atmosfera decisamente meno formale rispetto al centro storico murato. Getsemaní ospita inoltre una scena gastronomica e di locali notturni in continua crescita, con piccoli ristoranti di tendenza affiancati da chioschi tradizionali che vendono ancora gli stessi piatti di strada da generazioni, un contrasto che rende il quartiere particolarmente interessante da esplorare a piedi senza un itinerario troppo rigido.

L'esperienza più iconica che Cartagena offre ai suoi visitatori resta senza dubbio la visita al Castillo San Felipe de Barajas, la più grande fortezza costruita dagli spagnoli nelle Americhe, edificata a partire dal 1536 e ampliata nel corso dei due secoli successivi sotto la direzione dell'ingegnere militare Antonio de Arévalo fino a diventare un capolavoro di ingegneria militare capace di resistere a ripetuti assedi, incluso quello del 1741 condotto dall'ammiraglio britannico Edward Vernon con una flotta di oltre 180 navi e più di 20.000 uomini, contro una guarnigione spagnola numericamente molto inferiore guidata da Blas de Lezo, ufficiale spagnolo che, nonostante avesse già perso un occhio, una gamba e l'uso di un braccio in battaglie precedenti, riuscì a respingere l'assedio in quella che è ricordata in Colombia come una delle vittorie difensive più significative della storia coloniale spagnola nel continente, tanto da essere celebrata ancora oggi con una statua dedicata proprio a Blas de Lezo ai piedi della fortezza. La fortezza si sviluppa su più livelli collegati da un intricato sistema di gallerie sotterranee scavate nella roccia, progettate per consentire ai difensori di muoversi rapidamente senza essere esposti al fuoco nemico e per amplificare qualsiasi rumore proveniente dall'esterno, un espediente acustico ancora oggi sorprendente da sperimentare camminando nei tunnel più bui con l'aiuto di una torcia, spesso disponibile a noleggio all'ingresso o utilizzabile tramite lo smartphone. Dalla sommità della fortezza, la vista spazia sull'intera città vecchia, sul porto e sulla baia, offrendo probabilmente il miglior colpo d'occhio d'insieme su Cartagena, paragonabile per importanza panoramica alla salita delle mura di Dubrovnik o Kotor ma qui arricchito da un contesto storico ancora più drammatico e meno turisticamente "levigato".

Per chi dispone di qualche ora aggiuntiva rispetto alla sola visita del centro storico, Cartagena offre diverse escursioni che meritano di essere considerate con attenzione in base al tempo e alle condizioni fisiche disponibili. Un breve trasferimento in barca porta alle Islas del Rosario, un arcipelago di isolotti corallini a circa 35-45 minuti di navigazione dal porto, con acque turchesi ideali per lo snorkeling e piccole spiagge dove trascorrere qualche ora lontano dalla frenesia della città; l'arcipelago fa parte di un parco naturale protetto e alcune delle isole ospitano resort e club di spiaggia attrezzati per visite giornaliere, mentre altre restano più selvagge e accessibili solo con escursioni organizzate specifiche. È però un'escursione che richiede di valutare attentamente i tempi di rientro rispetto all'orario di partenza della nave, dato lo spostamento non trascurabile, e viene generalmente sconsigliata a chi ha in programma uno scalo di poche ore. Chi preferisce restare più vicino al centro può invece considerare una visita al Convento de la Popa, arroccato sulla collina più alta della città e raggiungibile in taxi, da cui si gode un altro punto panoramico notevole sulla città e sulla baia, con un piccolo museo religioso annesso al convento francescano ancora attivo. Una passeggiata serale lungo il Baluarte de Santo Domingo, uno dei bastioni delle mura oggi riconvertito in una fila di bar e ristoranti con vista sul tramonto sui Caraibi, resta invece un'esperienza particolarmente amata dai cartageneri stessi nelle ore serali, e un buon modo per chiudere la giornata a terra con un cocktail in mano guardando il sole scendere sull'oceano. Per chi ha un'intera giornata a disposizione grazie a uno scalo prolungato, è possibile inoltre considerare un'escursione verso il Volcán de Totumo, un piccolo vulcano di fango a circa un'ora e mezza da Cartagena, dove è possibile immergersi in una piscina naturale di fango caldo dalle presunte proprietà terapeutiche, un'esperienza decisamente insolita e molto fotografata sui social, sebbene richieda un impegno di tempo significativo rispetto alla durata media di uno scalo.

Catedral de Santa Catalina de Alejandría
Catedral de Santa Catalina de Alejandría

Sul fronte gastronomico, Cartagena rappresenta una delle tappe più ricche di tutta la costa caraibica sudamericana, con una cucina che unisce tradizioni indigene, africane ed europee in un repertorio estremamente vario e stratificato. Le arepas de huevo, piccole frittelle di mais fritte con un uovo intero cotto all'interno, sono uno degli street food più iconici della regione e si trovano praticamente a ogni angolo della città vecchia e di Getsemaní, vendute da carretti ambulanti spesso presidiati dalla stessa famiglia da generazioni; altrettanto diffuse sono le empanadas colombiane, ripiene di carne, patate e spezie, generalmente servite con salsa piccante ají preparata secondo ricette casalinghe che variano da venditore a venditore. Chi cerca un pasto più strutturato dovrebbe orientarsi verso il pescado frito con patacones — banane plantain verdi schiacciate e fritte due volte fino a diventare croccanti — un piatto che riassume perfettamente l'anima caraibica della cucina locale, spesso accompagnato da riso al cocco (arroz con coco), altro elemento distintivo della cucina costiera colombiana che la differenzia nettamente da quella andina dell'interno del paese, dove il riso viene tradizionalmente preparato in modo più semplice. Il ceviche colombiano, generalmente più dolce e meno piccante rispetto alle versioni peruviane e spesso arricchito con salsa di pomodoro e succo d'arancia oltre al lime, merita un assaggio così come il sancocho, un brodo denso a base di pesce, pollo o carne mista, radici come yuca e ñame, e verdure, considerato dai colombiani un piatto quasi terapeutico e tradizionalmente preparato nei fine settimana in famiglia.

Fuerte de San Fernando de Bocachica
Fuerte de San Fernando de Bocachica

Per quanto riguarda la frutta, i mercati e i venditori ambulanti di Cartagena offrono un'esposizione quasi disorientante di varietà tropicali poco conosciute fuori dal Sudamerica — guanábana, lulo, mamoncillo, níspero, zapote — spesso servite come succhi freschi (jugos) preparati al momento e da bere passeggiando, un modo economico e rinfrescante per affrontare il caldo umido della città. Le celebri "palenqueras", le venditrici di frutta che percorrono le strade della città vecchia con enormi vassoi di frutta fresca in equilibrio sulla testa, abbigliate con vestiti tradizionali dai colori vivaci, rappresentano una delle immagini più iconiche e fotografate di Cartagena: sono discendenti degli abitanti di San Basilio de Palenque, il primo villaggio di schiavi liberati delle Americhe, e la loro presenza per le strade è tanto un'attrazione turistica quanto un'importante testimonianza vivente della storia afrocolombiana della regione — è buona educazione chiedere il permesso prima di fotografarle, ed è consuetudine lasciare una piccola mancia in cambio. Nei numerosi caffè e bar del centro storico non manca infine occasione per assaggiare il caffè colombiano nella sua forma più autentica, ben lontano dalle versioni internazionalizzate, magari accompagnato da un bicchiere di aguardiente, il distillato anisato tipico colombiano spesso proposto come digestivo dopo cena, o da una cerveza Club Colombia, la birra artigianale locale diventata negli ultimi anni un piccolo simbolo di orgoglio nazionale nel panorama brassicolo sudamericano.

Dal punto di vista pratico, vale la pena considerare con attenzione il clima: Cartagena si trova in una fascia climatica tropicale con temperature elevate tutto l'anno, generalmente comprese tra i 27 e i 32 gradi, e un tasso di umidità molto alto che amplifica sensibilmente la percezione del caldo, condizioni che rendono le camminate nelle ore centrali della giornata particolarmente impegnative, soprattutto lungo le mura esposte al sole o durante la visita al Castillo San Felipe, che offre pochissime zone d'ombra lungo il percorso. È fortemente consigliato programmare le attività più faticose nelle prime ore del mattino, indossare abbigliamento leggero, chiaro e traspirante, portare sempre acqua a sufficienza e applicare una protezione solare adeguata a intervalli regolari; molti visitatori europei sottovalutano l'intensità del clima caraibico rispetto a quello mediterraneo, con conseguenze spiacevoli in termini di spossatezza e disidratazione se non adeguatamente previste. La stagione delle piogge, concentrata generalmente tra maggio e novembre, porta acquazzoni brevi ma intensi nel tardo pomeriggio, che raramente compromettono un'intera giornata ma che vale la pena tenere presente pianificando un ombrello leggero o un poncho pieghevole. Le strade del centro storico sono in gran parte pavimentate con pietre irregolari e marciapiedi stretti, spesso occupati da venditori ambulanti e tavolini dei ristoranti, per cui calzature comode e una certa pazienza nel muoversi tra la folla sono altrettanto importanti quanto altrove.

Iglesia de San Pedro Claver
Iglesia de San Pedro Claver

La valuta ufficiale è il peso colombiano, e sebbene le carte di credito siano accettate nei ristoranti e negli hotel più strutturati, è sempre utile avere con sé del contante per gli acquisti di strada, i taxi e le piccole spese quotidiane; il tasso di cambio conviene generalmente cambiarlo in banca o tramite prelievo bancomat piuttosto che presso i cambiavalute informali di strada, più cari e meno affidabili, ed è buona norma verificare sempre il resto ricevuto data l'abitudine diffusa di arrotondamenti poco favorevoli ai turisti. Lo spagnolo è la lingua ufficiale e, sebbene nelle zone più turistiche l'inglese sia diffuso tra guide e personale alberghiero, al di fuori del circuito più battuto la conoscenza di qualche frase base in spagnolo risulta molto utile e generalmente molto apprezzata dai locali, che tendono a mostrarsi calorosi e disponibili verso chi fa anche solo un piccolo sforzo linguistico. Come in molte destinazioni sudamericane, è consigliabile una prudenza ordinaria rispetto a oggetti di valore vistosamente esposti, in particolare nelle zone meno centrali o durante gli spostamenti serali fuori dai percorsi principali illuminati e frequentati, ed è generalmente preferibile utilizzare taxi ufficiali o applicazioni di trasporto piuttosto che affidarsi a mezzi non identificati; il centro storico e Getsemaní restano comunque, nelle ore diurne e nei percorsi turistici principali, aree generalmente tranquille e ben presidiate dalla polizia turistica, facilmente riconoscibile e disponibile a fornire indicazioni. Per quanto riguarda la contrattazione dei prezzi, comune presso i venditori ambulanti e nei mercati artigianali, è considerata normale e anzi quasi attesa, purché condotta con garbo e senza eccessiva insistenza.

Infine, per chi si muove con difficoltà motorie, va segnalato che il centro storico presenta marciapiedi spesso stretti e irregolari, con gradini non sempre segnalati e superfici in pietra levigata che possono risultare scivolose, mentre l'accesso al Castillo San Felipe richiede di affrontare rampe e superfici in pietra non sempre agevoli, un aspetto da considerare con attenzione nella pianificazione della giornata a terra, magari privilegiando la visita del solo centro storico murato, generalmente più pianeggiante e percorribile, rispetto alla fortezza. Per chi desidera portare a casa un ricordo autentico dello scalo, i mercati artigianali della città vecchia offrono manufatti in filigrana d'oro e argento di tradizione locale, borse e cappelli intrecciati a mano secondo tecniche tradizionali della regione caraibica, oltre a caffè colombiano in grani di ottima qualità, souvenir decisamente più genuini rispetto ai classici articoli da bancarella turistica.

Gabriele Bassi